Il mostro

ubriaco

Il mostro, mentre il tempo scorre e gli altri cambiano, rimane sempre più uguale. Resta sempre più indietro, nel suo groviglio di fili, pieni di nodi spinosi, che preferisce tirare anziché localizzarli, scioglierli, trasformandoli in un pericolosa tomba in cui morire dissanguati. Trasporta zavorre senza nomi, nomi senza contenuti, a volte anche contenuti senza zavorre. Lagna e rimugina sul passato, progetta il futuro, ma non cura il presente, alle volte deteriorandolo. Sente sempre meno chance, avverte la fine delle sue scommesse non appena emerge l’inizio dell’ansia dello scorrere del tempo, che però non valuta, ma spreca. Vive nel confine tra il rischio di farsi soggiogare dall’inerzia della vita e il rischio di forzarla, violentandola, trasformandola in una grottesca parodia, che racconta o rinnega, a seconda dei momenti.

Il mostro non garantisce più emozioni alle persone che gli stanno accanto. I sentimenti implodono causando un caos di nulla con il quale pretende gesti, comprensione, affetto. Teme e attacca, difendendosi. Sprazzi di aggressività emergono in un triste ritratto da sopravvivente, esamina tutto ciò che trova,  lo esalta per un po’, lo critica, a volte maledice i brandelli di ciò che ne rimane. Lo ritratta con ipocrite gesta, uccidendosi lentamente. Fa quasi pena, nel suo letamaio adibito a palco. A volte egli stesso si chiede ancora come alcuni gli parlano, lo accompagnano, lo esaminano nel suo percorso.  A suo modo abbandona la frivolezze, approfondendone altre di cui ne rimanda un eventuale esame per i mea culpa in un lontano, eterno appuntamento con sé stesso.

Il mostro brucia il bene che incontra, immagazzina il male, defecandolo in qualcosa di più triste. Nulla di ciò che fa è un cerchio chiuso, anche la cosa che sembra più perfetta ha della muffa da qualche parte, che rovina l’apparente bellezza della sua interezza.

Alle volte, quando lo vedo ogni mattina, lo picchierei a sangue, è un bug del sistema improvvisato a persona, in altre lo accarezzerei, è un  miscuglio di eterogeneità e fragilità non giustificate da ciò che la vita gli ha dato. Nell’indecisione ho paura che corro il rischio di farlo marcire.

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4 risposte a “Il mostro

  1. Mi piace il tuo mostro, sembrerebbe affine alla mia bestia… Sai, se lui e’ una frana, ripugnante, disgustoso, fastidioso, forse e’ solo perche’ non gli hai ancora dato una chance… Più tu odi lui, più lui odierà te e, credimi, certe forze e’ meglio averle a favore che contro…

    • Anch’io ho apprezzato la tua bestia ed ho notato analogie. Evidentemente, in questa società falsamente pulita, in questo specchio apparentemente levigato a dovere, nell’ombra emergono queste creature, segno che qualcosa non va. E’già importante sapere che non c’è solo un mostro. Forse significa che, nel bene e nel male, c’è gente viva e che vede. Grazie.

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