Tornado (o no?)

Caro blog, sono tornato a mostrarmi in questo mondo, a tratti il mio preferito, perché permette di definirmi a sprazzi e come dico io, ma soprattutto lascia il sospetto di essere frutto di una triste immaginazione.

Ci aspettavamo un anno che proseguisse sulla cresta dell’onda dello scorso, che a sua volta era il proseguimento, l’inizio direi, dopo il 2009. Se si volessero metaforizzare i due anni diremmo infatti che il 2009 era una splendida città fatte di impalcature in larga parte fittizie, dove iniziava ad aleggiare l’ acre odore di muffa e morte. Ma non fu un problema, perché subito (chiamalo subito) un tornado ha abbattuto tutto, lasciandomi solo con la mia pancia. Il 2010 è stato l’anno in cui si è costruita la città, ma neanche da capo (infatti, come avranno notato i fan più attenti, non ho usato il termine ricostruita) perché è stata fatta come la so fare, come mi è piaciuta farla (quantomeno in larga parte) mettendomi più in discussione, iniziando a mentirmi di meno (o parlarmi di più), insomma processi millenari che non si concluderanno mai, ma almeno furono iniziati.

Ecco, il 2011 è molto strano da questo punto di vista. E’ come se mentre sono nell’impalcatura, sudato, puzzolente a sistemare l’ennesima casa di questa città (è chiaro che la metafora non è riuscita, ma mi piace immaginare che non si può più tornare indietro) mi giro, quasi per caso, verso il mare, e vedo un altro tornado in lontananza. Mentre lo vedo, defecando ad alta pressione, è chiaro (e forse legittimo) che esclami  “perbacco!” o “accidenti!” che in fondo significano la stessa cosa.

A gennaio pedino un professore. Ho deciso di fare la tesi con lui, anche perché i due ai quali l’ho chiesto prima mi hanno invitato a rivolgermi ad altri (leggasi non compatibilità della tematica e pensionamento). Lo fermo e lo acquisto. Una settimana dopo sono assunto ufficialmente, firmo le carte del caso (domanda di tesi, domanda di tirocinio e la famosa carta “so che posso morire, so che può essere per colpa mia”, fatta prima di ogni tipologia di laboratorio) e improvvisamente sono scaraventato in un tunnel, il tunnel del tirocinio, tunnel da cui la luce si vede poco, molto poco. In tutti i sensi, uscendo dalle 18 in poi ogni giorno. Attese, tempo non ottimizzato, cose da fare apparentemente inutili abbelliscono il tutto.

Vita limitata, tennis abbandonato, pomeriggi a non fare nulla abbandonati, tante materie ancora da dare da non poter abbandonare, tanto che ho iniziato a studiare in orari e contesti ridicoli, che non starò qua a raccontare. E anche assai di studio, più di giorni chiuso in casa, sembro un digiunante per hobby che tornato a casa si ingozza di qualunque cosa, anche pane raffermo.

I primi quindici giorni sono stati duri (depressione istantanea, non ancora dissipata, a dirla tutta) e continuo a continuare l’accumulo di sentimenti negativi. Da circa dieci giorni però, grazie sicuramente anche al fatto che ci sono ritmi più soft (ordini che devono arrivare, strumenti guasti) sto cercando di trasformare tutto questo in ulteriore motivazione, e sto stringendo i denti come un folle. Spero questo processo continui.

Un’ultima cosa, volevo avvertire (ma presto sarà affisso in bacheca l’avvertizione, o forse no) che ci sono serie possibilità che saltuariamente (o forse mai, però la chance sono diverse da zero) questo spazio potrebbe essere piattaforma di esperimenti narrativi, creativi o narrativo/creativi (leggasi storie che non stanno né in cielo e né in terra, storie inventate o giù di lì). Una sorta di allegro chirurgo ma in maniera più fetish. E’ per avvertire, anche se potrebbe non accadere mai o comunque non subito, perché potrebbe necessitare una modifica del layout del blog, o un nuovo layout.

Alla prossima, grazie per avermi scelto.

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Una risposta a “Tornado (o no?)

  1. Ciao Carmelo, grazie per avere visitato il mio blog.
    Ricambio la visita e spero che passerai di nuovo a trovarmi. Amo anch’io scrivere e conoscere persone che amano la narrazione. Tornerò a leggerti. Un bacio
    Samshara

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