Spettro

Torni costantemente. Ti manifesti, vuoi che mi inchinassi mentre mi sbatti la tua onnipotenza. Non ti stanchi mai di me che ti do per spacciato, forse proprio perché sai che sono così labile e sporco.

Ti manifesti quando taluni mi guardano, mi parlano, mi gestiscono. Papaveri sempre più grassi, robot, pagliacci, travestiti, malati… Vorresti dirmi che è tutto qui, quando ti mostri, alto e terribile. Non ti rendi conto di chi senza motivo e con tutto da perdere mi offre la sua mano, di chi si apre senza conoscermi, di chi mi sorride.

Ti respiro quando mi fai sentire il profumo dei banchetti che ho rifiutato e del caviale che ho allontanato quando donne curvose me lo portavano nei vassoi d’argento, mentre parallelamente mi lasci il retrogusto amaro delle feci che avido ho raccolto a terra e in fretta ho ingoiato. Non lo capisci che l’errore è vero, è una scelta, ed ha anch’esso il suo fascino. Non lo capisci che la risposta del cuore di fronte alla consapavolezza del macigno di un amore che è morto o non è mai nato è la stessa di quella che provi quando ti innamori. Ha lo stesso valore, la stessa emozione, cambia solo il segno. Non lo capisci che l’amarezza dell’amico che hai tradito ha la stessa intensità del grazie di quello che hai abbracciato?

Sento il fetore della sostanza organica con cui mi vuoi imbibire quando la notte non è quella che pensavo, che mi aspettavo, quando mi sento, nel letto, affogare nel sangue dei tagli che ho subito. Ma forse non hai mai visto il mare e il cielo, non hai mai fatto caso che la combinazione dei loro due colori non è mai la stessa, ogni giorno sono diversi, pur essendo la stessa cosa. Ma non la vedi l’acqua, che sembra così semplice, ed è la sostanza più complessa del mondo chimico, che è la base del vivente? Ma perché non te ne accorgi?

Mi corrodi quando inalo il particolato, quando tornato a casa sembrando andersen di ritorno dalla corsa di los angeles, stanco dell’acido che mi trabocca dallo stomaco, della disidratazione che rischia di aprire terribili porte. Ma non hai mai corso un’ora, o nuotato per ottanta vasche, e visto quello che si prova quando si finisce. Perché non lo fai?

Sento il tuo sghignazzare quando nella casa del padre non sento il padre, come un amico che ti ha invitato e trovi la porta chiusa, vedo il tuo sadico sorriso quando ogni mattina evito di vedermi allo specchio. Ma non sghignazzi quando sento dio tra le mura di un cesso nel quale mi rifugio perseguitato da mostri, quando appoggio le spalle sulla porta, e piango sul tempo che mi scorre sulle dita. Come la donna che ami che ti ferma quando stai per prendere un aereo.

Non ti senti più debole, non ti senti lo spettro di te stesso? Dimmelo, ti prego.

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10 risposte a “Spettro

  1. Leggo, rileggo, per poi rileggere nuovamente… Ma non percepisco altro se non dolore, dato da soffocamento e rabbia…
    Non puoi scappare. Non puoi cambiare gli altri. Non puoi soffocare il tuo dolore. Solo viverlo può darti la capacita’ di rimodellarlo in qualcosa di utile, come il fuoco di un drago, che se ben usato può alimentare un bivacco, anziché distruggere tutto.
    Questo dolore non può essere sottovalutato… E’ troppo profondo, ingestibile al momento… Se puoi, non soffocare. Respira, guardati le mani, sono solo tue. Guardati il viso, sei solo tu. Non c’e’

  2. (segue) non c’e’ nessun altro cui puoi far vivere la tua vita se non te stesso.
    Crucciati, e poi mettiti la giacca ed esci, che la tua vita non ti molla un istante, tu non mollare lei per il dolore, non ne vale la pena!
    Se hai bisogno, tu sai dove trovarmi. 😉

  3. Ho imparato col tempo, col dolore, ma con la forza che mi caratterizza ad ” affrontare sempre il toro per la corna”.
    Ogni struggimento… ogni spettro si dissolverà se lo affronto invece di restare perplessa ad osservarlo… soltanto allora se lo spettro osserva la mia stasi… ironico e tagliente affonda la lama…
    Un sorriso per te
    Fata scalza

  4. gli spettri non sanno di essere spettri, e vivono anche meglio di chi è vivo come noi! Non sanno di essere morti già e vivono come automi, senza sapere cosa fanno e cosa vedono o non vedono. Non guardano mai il cielo o il mare, loro sono così, cioè non sono vivi. Certe volte li ho quasi invidiati, in questa loro inconsapevolezza ma non riesco a diventare spettro io, forse è un bene, o un male, non lo so.

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