Sbarre


Vedo sbarre, che non mi aiutano nel mio girovagare. Rallento, prendo strade più lunghe, vado sottoterra, a volte ci sbatto in pieno, rimanendo supino tra feci e urine. Non so quando e come è nata la malattia, e come si sia tradotta nella situazione odierna, centinaia di metri quadrati attorniati da sbarre. Poi io, presuntuoso e arrogante, non investigo più di tanto sull’origine e causa di essa, e neanche sulla cura, ma mi concentro sulla sanità degli altri. Li vedo passare. Incravattati, papaveri, obesi, zombie, cafoni, puliti, un sacco di gente mi passa davanti. Provo orrore e invidia per loro. Non hanno la mia malattia, riescono a galleggiare in superficie. Alcuni, dall’alto della loro libertà, mi sbeffeggiano, rievocando gli oggetti in possesso e i progetti in corso, contro i miei cartoni e le mie postille. Alcuni, più signorili, forse più egocentrici, mi danno sterili istruzioni per evadere. Ma non riesco a sentirle bene. I sensi, acuiti dalle sbarre, sono infatti discontinui, non riesco a seguire sempre parole e fatti. Più che altro li seguo sempre nei momenti sbagliati, più utili per gli altri, e più inutili per me. Passano anche angeli, che dio li abbia in gloria. Gran parte però sono evanescenti, li sfioro, parlo loro, ma la loro storia ha altre persone e altri dove. Bisogna stare attenti: ci sono anche i travestiti. Quanti falsi angeli mi hanno accompagnato, a braccetto e sorridendo, al patibolo, ignaro di tutto. Sempre gli stessi motivi, denaro e donne, o qualunque cosa renda sacrificabile. Qualcuno smascherato in tempo, qualche altro no. Ma i più belli sono gli angeli malati come me, con i quali si stilano sempre più conclusioni, e sempre meno soluzioni. Mi passano tante chiavi, sono troppe da provare o non coincidenti con la serratura, ma ogni secondo passato con loro è vitale. Assottiglia o ispessisce le mie sbarre.

A volte, nella notte, sono svegliato da fragorosi rumori. Ansioso, girovago ai confini dei miei spazi e trovo gente incauta che sta scardinando le porte della mia prigione, permettendomi la libertà. Spesso è necessario tirare tanti cocci di vetro e tante pietre affinché, amabili e piangenti, li veda sparire. Pazzi. Non so se è la paura di evadere, o quella di trascinare i salvatori con me dietro le sbarre.

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5 risposte a “Sbarre

  1. Quanta strada, quanto camminare ho fatto, prima di rendermi conto che nella mia prigione ci stavo bene.
    Poi…
    Qualcosa è cambiato: io.
    Non si bene grazie a chi, ma anche i personaggi più dolorosi mi sono preziosi.
    Ti abbraccio…

  2. Carmelo comunque sia tu esisti … con le tue sbarre e nessuno, potrà mai aiutarti a scardinare il tuo mondo… resuscitare o morire … una risposta purtroppo devi solo trovarla da solo tra dubbi, paure ed incertezze quello che fanno però di te un essere unico!
    Ti abbraccio a modo mio dietro un vetro opaco che è il mio mondo…
    Fata scalza

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