About

Perderei tempo scrivendo un about, infatti non l’ho mai fatto. Potrei dirvi che vivo in una ridente metropoli della sicilia, villafranca tirrena (messina), ma è inutile, la cosa non incuriosisce, e poi, in fondo, ci sono parecchie ridenti metropoli in sicilia e non solo. In questa metropoli potrei dirvi che vivo sotto le mentite spoglie di una comune persona, classe 86 (è inutile che scrivo l’età che mi porterebbe a continue modifiche di questo about), che fa una vita perfettamente normale e largamente improduttiva. Una classica persona normale, come ne conoscete a centinaia.

Sono malato. Non so cosa ho. Ho una fame che mi divora dall’interno, inspiegabile, dovuta a qualcosa di sconosciuto. Mi do da fare ogni singolo giorno scoprire cosa è, se esiste la cura, come placarla e soddisfarmi. Ogni giorno è un giorno di digiuno, un altro giorno trascorso senza risultati. Un giorno in meno di chance. La mia eterna bulimia mi ha alterato, dandomi sprazzi di esasperante fretta , ansia, logorante lentezza e poltroneria. Cerco di cercare di tutto, pur di riempire la fame, finora sono riuscito solo ad escludere ciò che ho assaporato e che alla lunga non mi ha soddisfatto, dopo aver pensato di aver finito la ricerca, rivelandosi un inefficace medicinale. Alcune cose, nel cinismo della ricerca, le ho dovute anche bruciare, affrettandole, ingurgitandole, degradandole o sopprimendole, in modo da essere pieno, oltre che di fame, di scorie. E’sempre stata una vana illusione. Le frivolezze, illudendomi, sono state a tratti idolatrate, i valori e i monumenti, nella furia, spesso sono stati scommessi, come in una bisca. Accade spesso che penso di aver scoperto e assopito la causa della fame, ma basta un po’ di tempo per accorgermi che mi sono sbagliato. E’ così che ogni giorno, anche il più felice, è sporcato di un grigiore non umano.

Non di rado la fame si trasforma in nausea, nonostante non sia sopita. E’ il biglietto da visita della vuotezza, che mi apre le porte. Mi affascina e disgusta il mondo. Il moto ordinato, perfetto e matematico delle particelle si scontra con il disordine umano, pieno di ritorni, passi sbagliati, compravendite, deviazioni, diversi percorsi per arrivare allo stesso punto. Due cose diverse che convivono insieme. Neanche le leggi fisiche si realizzano senza errori in questo mondo. Riconosco ad alta velocità tipologie di processi e persone da lontano, una sottospecie di veggenza, non capisco cose semplici, vicine e a portata di mano, scontate per gli altri, una sovraspecie di ottusità intrinseca. Poi ho i sensi alterati, percepiscono triple intensità dello standard, triplicandone gli errori. Mi impaurisce l’inevitabile degradazione di ogni superficie organica e non. Cambia tutto: l’odore, la vista, il tatto… Forse anche gli uomini l’hanno capito, hanno deciso di creare un termine elegante ma che non sussiste, per descriverla. Hanno introdotto il fattore tempo. Mi violentano le reazioni nucleari del sole, mi affascina il miracolo statistico che l’ha reso romantico e fatto proclamare dio da molti popoli, permettendo la vita così come la concepiamo. Mi affascina l’acqua, il suo fruttuoso tentativo di unire i due elementi più schifosi del mondo, idrogeno e ossigeno, per collaborare alla vita. Mi fa schifo che, al contrario di quello che si potrebbe pensare, anche quello è un fluido corrosivo, oltre che il più complicat0 da studiare. Gli occhi mi mostrano le persone: quelle che rimangono mi raccontano le loro favole, dalle quali cerco di non scappare o cascarci, e la mera carne, dalla quali cerco di non volerci cadere o studiarla in profondità, come per provare a capire ciò che ho.Mi logora l’instabilità che ho nel mantenere un rapporto umano, familiare, amiciziale, amoroso. Ogni ambiente dal quale non sono né perfettamente inserito né perfettamente disinserito mi sfiacca. Ogni errore, ogni delusione, diventeranno il seme da cui a breve si svilupperà cemento armato che mi distanzierà come se vivessi in un lontano iperuranio.

Potrei dirvi che nel tempo non libero vivo sotto le mentite spoglie di uno studente universitario. Uno studente che si laurererà  a breve (dicembre 2012, forse il 21). E’ stato un percorso difficile, di alti e bassi, che ha vissuto come tappa intermedia l’acquisizione di una laurea triennale in chimica industriale, nel settembre del 2009, a 23 anni. Adesso, per inerzia, sto continuando per acquisire il titolo di entità magistrale. Ma è un discorso che lascia il tempo che trova. Tutti oggi siamo studenti, fino ad una certa età. Un percorso dal 2005/2006 al 2009/2010 perfettamente normale, che rientra nella media con lo studente normale, con l’eccezione dell’anno fuori corso.

E’ vuoto, mi dico sempre. E’ un mondo vuoto. I sentimenti sono negativi, ma non è di quel negativo che conosciamo, col segno meno. E’ una sorta di anormale pressione. La pressione intesa come tale non può essere negativa, il minimo valore è lo zero, che attribuiamo al vuoto. Immaginarsi una pressione negativa è complesso, è come una specie di risucchio, un qualcosa che mi nausea, mi fa vomitare e mi degenera. E’ questo il vuoto che intendo e percepisco in quel mondo. La vista l’odore, l’udito, tutto, è contaminato. Non so se tutto ciò è solo attribuibile alla mia malattia. Mi piace immaginare che dio si secca passare di là, e satana là dentro, anziché approfittarne, si fa il segno della croce e, dopo aver fatto due piriti, scappa via.

Potrei parlarvi di ciò che faccio nel mio tempo libero. Tutto e niente. Forse sono normale anche in questo. Le mie passioni sono gravemente minate dalla mia incostanza. Ce ne sono alcune che ho avuto, altre che ho, altre che avrò, altre che vorrei avere. Finora ne ho avute diverse e svariate. Le ultime sono la corsa, il tennis, la scrittura. Ma ultimamente, in almeno due su tre, sono a rilento. Canto in un coro ecclesiastico, quello con costanza.

Devo sciogliere i nodi. Questo mi dico ogni giorno. Ma non li trovo, non riesco a sciogliere nodi che non trovo. E’ questa la tristezza della mia malattia. Così nel tempo ho imparato a conviverci. Non so perché ho sempre trovato nella scrittura un mezzo per avvicinarmi alla radice di questa bestia. Scrivo, saltuariamente, i miei deliri, quando mi va. Mi piace immaginare che è un modo per arrivare alla soluzione. Ma anche per avere un po’ di pace. Penso che mi faccia bene la scrittura, o quantomeno quella che io concepisco come tale. Ho fogli pieni e semipieni di minchiate in macchina, nella borsa universitaria e nascosti tra i miei appunti in casa, così bene che ho dimenticato dove sono. Scrivo dove posso, da un tavolo in cui attendo una dottoressa per iniziare l’ennesima giornata di tirocinio a un tramonto, ove, accanto alla mia macchina, non di rado giovani coppie consumano forse prematuramente le loro voglie, frivole o meno. Poi c’è questo blog, l’epicentro di questa mia attività degenerativa. Posso non trovare l’ispirazione per sei mesi e poi averla nel momento meno opportuno. Anzi, ce l’ho spesso nei momenti meno opportuni.

Insomma, concludendo, sono una persona perfettamente normale. Anche se non nego che a volte sento che qualcosa non va. Come una vita perfetta, in cui non manca nulla. Dove però manca qualcosa. Così sperimento sempre cose nuove, e guardo mari e tramonti, fottendomene se il mare e il cielo sono meno colorati e il sole è più piccolo.

La malattia mi porta al limite. Da qualche parte però c’è una parte sana. E’grazie a quella che maldestramente tento, seppur parzialmente, a volte riuscendoci, di costruire l’impalcatura di cartapesta che regga il mondo e tutto ciò che frequento. Ci riesco solo in parte. Per alcuni sono un folle, per altri un disadattato. Qualcuno si accorge della scarsità dei materiali che sta alla base della mia ridicola costruzione. Solo per gli indifferenti risulto normale. La maldestra impalcatura resta comunque il mio principale mezzo di salvezza. O di distruzione.

Seppur di rado incontro persone che hanno la mia stessa malattia, o comunque, non conoscendola appieno, individuo o ci individuiamo denominatori comuni. Ogni volta che succede sento che esiste un’ancora di salvezza. Le persone in genere, quando provo a descrivere il mio male, puntano sul mio negativismo, sulla mia età, sul fatto che disconosco i veri problemi che puntualmente li vivrò in un domani, oppure li paragonano a pallidi esempi. Tutte cose legittime, che non mi soddisfano. E’ anche per questo che forse ho costruito la mia fragile apparenza: evito di parlarne. Quando invece incrocio le stelle nell’oscurità che la vivono o se sembra così, capisco che ho qualche chances, e dobbiamo confrontarci, per capire se ne possiamo arrivare a capo. Finora non è mai successo, ma questo si è rivelato un altro mezzo per avvicinarmi alla radice. E confortarmi. Le ho incontrate un po’ dovunque, queste persone, seppur nella loro rarità, con una certa eterogeneità di carattere, di luoghi, di età. Anch’esse hanno scelto di travestirsi nella società, per non dare nell’occhio e risultarne un componente, come me. Da una chat o una congregazione a una sessione di laurea o in un corridoio, da 18 a 40 anni. Spesso ci scopriamo con una velocità sorprendente, data forse dalla visibilità del malanno ai nostri occhi. Mi colpisce il fatto che spesso i primi a parlarmi siano stati loro. Tutti questi cercano quello che cerco io. 

La mia storia, fino ad oggi, come avete letto in queste poche righe, narra una vita ordinaria. Adesso narratemi le vostre e, se non ve la sentite, accennatemi un saluto o quello che volete. Buona lettura.

                                                                                                                                                                                   Carmelo Guarnera
 
[Immagine scattata da Davide Saporita]
 
 
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3 risposte a “About

  1. Wow! Quanto mi piace questa doppia presentazione! I due lati, quello formale “visto dall’esterno” e quello informale “visto dall’interno”. Quello inutile e quello utile. Quello facile e quello difficile. La maschera e la polpa.
    Classe 86, come me. Magari sei pure gemelli di segno zodiacale? Sono arrivata qui perchè ho visto che almeno una volta hai commentato il mio blog. Spero che lo farai ancora. Ciao 🙂

  2. Un altra persona che è un duo-interno di incontro-scontro, conflitto-accoglienza.
    Grazie per seguire il mio blog, contraccambio con davvero sincero piacere.

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