17 ottobre 2012: Considerazioni grossolane

Diario di GB, 17 ottobre 2012:

Non ho dimenticato il mio diario, volevo solo che si susseguisse una successione logica di fatti in realtà irrealizzata. Al contrario di quello che poteva sembrare non sono tornato indietro. Sembra ormai impossibile sulla carta, quantomeno per mano mia. Non per chissà quale benessere o felicità d’animo, semplicemente perché nella vita si fanno i conti.

La mente a volte sembra ancora rifiutare questo ragionamento: interpreta la mia presenza a Bologna, nella casa di san Pietro, come una specie di periodo lungo di assenza da casa, come se nella casa di Saponara Marittima ci fosse un seguito. Seguito che, salvo clamorose sorprese da parte dei piani alti della mia azienda, o di un’altra, non ci sarà. E quando penso che non ci sarà il cuore è tra una tristezza dilaniante e un sollievo clamoroso, che genera un’ansia al quadrato, che solo un quotidiano pieno continuamente di cose da fare anche nei giorni più mosci riesce a smorzare e/o mettere in secondo piano.

La mia vita a Bologna è la solita: una specie di cantiere in costruzione, con lavori rigorosamente interrotti, in quanto non c’è molto da costruire, perché si potrebbe perdere il terreno. E’ tutto troppo traballante per puntare degli euro su qualunque cosa, da un corso a un cavallo, da un appartamento clandestino a un nuovo pc, da un’escort a una relazione pseudoseria. Nel cantiere, nel notturno, si affacciano amori fugaci e alleanze sospette, ma tutto è troppo frivolo e tutto reversibile, di fatto riflettendo la situazione quotidiana.

I miei viaggi di ritorno a Saponara, iniziano a diventare diversi, e si inizia ad essere via da tanto tempo, tanto da rompere anche le apparenze dei rapporti non veri con gli amici/conoscenti del luogo. Inizio a metabolizzare la sorpresa per gente che non mi aspettavo mi chiamasse una volta intrapresa quest’avventura, e la delusione da amici da cui ho ricevuto, al più, finte pseudochiamate di rito. E se non si metabolizza, fluffi, si cerca di non rifletterci, al più con un po’ di vino.

Devo smorzare l’idea di azioni ancora incomplete da fare a Saponara. A volte è come se dovrei regolarizzare la mia posizione con delle persone: dichiararmi con la donna che è sempre nei miei pensieri, chiarire con un amico, riallacciare un rapporto. In realtà è tutto inutile. I miei ritorni sono fugaci, e mi sento sempre di passaggio, è tutto inutile ormai. Dovrei imparare a rompere con il passato e a coltivare qui. Dovrei imparare che io a Saponara non sono più nulla. Ma il mio cuore non lo impara.

Presto avrete notizie, perché qui si va avanti. Parlerò di un po’ di passato nelle prossime pagine, magari anche del futuro. Ovunque siate, pregate per me. Anche se non me lo merito.

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