21 aprile 2012: Rapina alla Feltrinelli ed info generiche

21/04/2012

Sono ormai due mesi che sono a casa di san pietro, a Bologna, casa di proprietà dell’azienda che ha scelleratamente scelto di scommettere su di me. Temo però che pietro sia morto, e nella zona sono rimasti gli ultimi anelli della catena dei testimoni, di cui io rappresento una delle tante unità, che cerca di assorbirne e fingerne lo stile di vita, bellissimo, sacro e profano, di questa città, con non pochi insuccessi. Poco male, in fondo sono una matricola, appena sverginata, mi dico. Mi devo dire questo, per sopravvivere.

Sono tornato da una settimana di pausa a casa mia. Una settimana molto proficua dal punto di vista delle sensazioni, delle emozioni, del riposo. Forse una settimana determinante per il resto della mia vita. Forse un giorno ne parlerò, rigorosamente in separata sede, inteso come separato post.

Ogni volta il fine settimana, tanto atteso, diventa un pericoloso boomerang che rischia di darmi il colpo di grazia. Dapprima sono contento il venerdì, quando so che il lavoro settimanale sta per chiudersi, ma la sera, quando, a volte, non sono disponibili gli amici per un’ uscita, mi sento cupo. Il venerdì sera nella mia vita passata era un giorno epico, lo stacco dalla settimana di stress, dedicato completamente agli amici e alle loro follie. In questa specie di vita nuova così rischia di diventare più tetro del lunedì sera. Ovviamente ciò non mi trattiene dal fare le mie passeggiate solitarie. Perché finché respiro, scavo, anche nella drammaticità della mia vita in questo momento. Ho così creato dei venerdì che se non si possono definire divertenti e gioiosi, possono essere quasi non penosi. Il venerdì in solitudine che ho creato può essere chiamato “Rapina alla Feltrinelli”. E’ stato creato dopo la riscoperta della lettura, dettata dalla riscoperta della solitudine. Dapprima infatti andavo alla Feltrinelli, veramente una bellissima libreria, e compravo un libro. Un libro, due libri, tre libri. Tutto molto bello. Ma il mio budget è cinico.

Io pago infatti per fare uno stage. Ma anche di questo, forse è meglio parlarne in un post separato.

Pagando per lavorare, è chiaro che non è che si può fare una vita da vacanza. Si stringe la cinghia. Così, un paio di venerdì fa, maneggiando un libro che mi piaceva, guardandomi attorno vidi tanta gente che, con un’ aria intellettuale, leggeva, seduta tra le sedie offerte dal locale. Così mi sedetti anch’io, dicendo tra me e me, con un’ aria intellettuale, per farmi un’ idea del libro prima di comprarlo, leggendo qualche riga. Un libro piccolino, di 90 pagine. E’ il 30 marzo, leggo interamente “La mite” di Dostoevskij. Il 14 aprile leggo interamente “Ultimi momenti di un condannato a morte”, o qualcosa del genere, di Hugo. Ieri leggo interamente un altro libro di Dostoevskij. Sono un ladro seriale. Prendo i libri con quantità di pagine inferiori a 100, mi siedo, in un’ora o un’ora e mezzo li finisco. Dopo li poso, assumendo l’aria, pseudointellettuale. di una persona che dopo una certa indecisione, ha alla fine trovato il libro poco interessante. Dopo aver fatto questo esco tranquillamente dalla libreria. Ovviamente con un’ aria intellettuale. Ieri però una commessa mi ha fissato periodicamente, che abbia capito la mia truffa? Poi però se ne è andata. Forse ha capito la situazione. Forse le ho fatto pena. O forse non ho capito nulla.

Con tutto questo ci ho preso gusto. Ho anche in programma la lettura di libri grandi. Basta spezzettarli in stint di 50-60 pagine a volta, in modo da finirli in due, tre settimane.

Tanto il tempo per fare queste cose non mancherà. No, temo proprio non mancherà, che Dio mi abbia in gloria.

Ho deciso di iniziare il mio racconto da oggi, 21 aprile, nonostante siano già passati due mesi da quando sono qui. Sul perché potrei dirvi tante minchiate, il poco tempo libero, l’organizzazione. Ma in fondo è per poltroneria. Ripescheremo mano a mano gli elementi più significativi di questa esperienza. Un’esperienza di ordinaria follia.

Grazie per avermi scelto.

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