3 maggio 2012: Primo bilancio

Diario di Giuseppe (Borlotti), 3 maggio 2012:

Parlavo di scommesse l’altro giorno. Ho fatto il gradasso, facendo un piccolo passo indietro nel mio pezzo di vita precedente a quello di stageur, quando ero studente, o ero travestito da questo.

Oggi il mio cuore vorrebbe fare un primo bilancio, perché penso siano passati circa 80 giorni, anche se lordi, e un primo bilancio si può fare. Forse ce ne sarà un secondo o un terzo in futuro. Ma comunque decido io.

A dir la verità è una settimana che il mio cuore ha fatto il primo bilancio, ma ho imparato ad aspettare, perché il cuore, a primo impatto, può sparare minchiate. E’ compito della mente mostrare la strada al cuore, e delinearne i confini. Ricordo che questo è un diario reale, anche se io in realtà non esisto, sono solo nelle vostre più oscure paure, a meno che di notte non dormiate tranquillamente. Favole e fiabe sono da ricercare in libri dei puffi e film della walt disney, in cui i belli sono i buoni e i brutti sono i cattivi. Qui è vita vera, anche se di un personaggio finto, i brutti possono salvarti la vita e i belli possono sgozzarti di notte con una ventosa.

I primi 80 giorni stanno delineando una scommessa che ad oggi risulta largamente perduta. L’autostima, già non elevata si depaupera si fronte a dati di fatto. Non tanto sul lavoro, ahimè, forse il meno peggiore tra i risultati degli aspetti dal punto di vista quantitativo e a tratti qualitativo, né dalla vita quotidiana, aspetto molto tenebroso prima della partenza, perché non sapevo conzare un panino, mentre forse oggi saprei sopravvivere in qualunque città (purtroppo nazionale).

E’ nell’aspetto sociale che mi sto largamente deludendo. Si è vero, qualche uscita la faccio, ma con persone che conoscevo già nelle mie terre, che ho avuto la fortuna di reincrociare qui, e che mi stanno salvando la vita. Insomma, non è gente che ho saputo conquistare, coinvolgere sul campo. I fine settimana li passo bene, ma di miei meriti ce ne sono pochi. Mi sto largamente deludendo perché forse finora mi sono sopravvalutato. Ho sempre pensato di attrarre a me poche persone, ma dando luogo a rapporti intensi, lunghi e spesso importanti. E di rapporti del genere oggi non vedo nulla neppure in prospettiva. Né in casa né nelle poche attività intraprese in città, di cui ne parlerò in sede separata, o forse no. Nel sociale sono spento, morto, inerte, non incuriosisco. Non mi aspettavo di essere così.

Questa è la mia più grande sconfitta. E’ un fatto che mi sta segnando, come persona e come morale.

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