31 maggio 2012: Post laurea

Diario di G.B., 31 maggio 2012:

Aleggia un po’ la paura. Anche in me, per carità, nonostante sia noto che mi piaccia fare il gradasso. Quando vedi, e senti sotto i tuoi piedi, cose muoversi, cose che per nessun motivo hai pensato si dovessero mai muovere, è anche giusto un timore di base.

Dicono che si deve andare sempre avanti. Bologna, anche perché più fortunata rispetto ad altre realtà vicine, ci sta riuscendo molto velocemente. Lo stesso si può dire per l’azienda che possiede la mia apparente figura e il principale che possiede la mia illudente immagine, che rapidamente hanno archiviato la questione terremoto e si sono ributtati verso la direzione della produttività. Del resto anch’io, mentre evacuavamo per la seconda volta incrociavo la direzione e chiedevo novità su un contratto che sembra giocare a nascondino e non arrivare mai.

E’ il denaro. Il denaro è magia, diceva Bukowsky. E’ vero. Una magia di nostra invenzione. L’ennesima frittata che abbiamo fatto, dalla notte dei tempi, dal prendere quella mela dall’albero nel contesto paradisiaco che vivevamo o a condannare a morte uomini innocenti, che ci hanno salvato. Facciamo frittate in continuazione, e menomale che alla fine non ce le ricordiamo più di tanto.

Per adesso regna un po’ la suggestione, ad ogni vibrazione, ad ogni pseudotremorio sotto i piedi. Presto passerà. Tutto è sempre passato.

Dopo il 28 ottobre, giorno della mia laurea, il week end scorre, tra silenzio e aria fritta. I curriculum sono pronti, i motori di ricerca attivati. Sono ottimista, calcolo sia letto un cv su cento che ne mando. Bastano pochi giorni per sciogliere la serenità del mio traguardo, ed estendere il sospetto e la paura di vivere in un deserto eterno. Divento pessimista, probabilmente è letto un cv su mille mandati. Scoprirò successivamente che è considerato un cv su quattrocento/cinquecento, in mezzo a una stregua di babbei travestiti da farlocchi.

A metà dicembre ho già inviato oltre un migliaio di cv. Ho seguito varie piste: aziende di qualità, aziende in città di qualità, svizzera italiana. A metà dicembre arriva una chiamata. Un’agenzia di recupero crediti. Per sbaglio ho mandato il mio cv anche là. Sembra ci sia un posto da direttore per come si svolgono i punti intermedi della prova che condurranno al colloquio finale. Forse ho perso fiducia nell’umanità, per questo svolgo il miglior colloquio tra tutti quelli fatti finora. E’ un contratto a progetto. Chiami gente indebitata, piangi con loro, dici che devono pagare altrimenti ciccia, e proponi diluizioni di pagamento. Più ne convinci, più intaschi. Prendo una settimana per decidere, poi rifiuto.

A fine dicembre il mio cv batte come una prostituta di basso profilo. Si fa il 2012, dopo le ambigue feste con le quali ci ovattiamo nella nostra pseudonormalità. Sono già diventato pazzo da tempo. Il 9 gennaio arriva una chiamata, è un’agenzia di lavoro, un suo cliente necessita di persone che controllino che dei preservativi che escono da dei macchinari siano fatti a regola d’arte. Prenoto subito il volo per la settimana seguente, per il colloquio che mi potrebbe consacrare re dei preservativi.

Due giorni prima di partire per Milano però mi chiamano altri due soggetti. Uno da Bologna, l’altro da Bari. Sono ricercato finalmente, posso vendermi all’asta, vincerà chi offrirà di meno. Così la sera stessa parto con un treno afrocinese che mi porterà a Bologna, dal quale dopo il colloquio prenderò quello che mi porterà a Milano. Da Milano poi andrò a Bari.

A Bologna tengo il peggior colloquio fatto finora. A fine colloquio sono scelto. Gli altri due saranno aria fritta, con la milanese che mi dice che è meglio accettare lo stage di Bologna e che i preservativi possono attendere, visto la mia tenera età, e un barese di cui non capisco un tubo del lavoro che dovrei fare, salvo che tutti quelli che hanno lavorato si sono ritirati come piriti, nonostante il congruo stipendio, depressi e pazzi, dicendo che non ce la facevano più.

Ho scelto lo stage a Bologna. C’è qualcosa di magico nel sorriso che mi ha dato la città quando arrivai per il colloquio, sporco e trasandato, quella mattina. Era l’undici gennaio del 2012.

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