4 maggio 2012: Un triste week-end

Diario di Giuseppe Borlotti, 4 maggio 2012:

Ho deciso di descrivere l’ultimo fine settimana passato qui a Bologna, reso molto interessante dal fatto che si sono creati quattro giorni liberi, in quanto l’azienda ha chiuso il 30 aprile, e l’1 maggio risultava un festivo. Ma prima di far questo facciamo un breve riassunto delle puntate precedenti.

Un’azienda mi ha assunto offrendomi un alloggio per vivere. Solo quello ovviamente. Io quindi, pagando per lavorare, posso lavorare. E’ un quadro apparentemente malinconico, ma non è così. Ad esempio rispetto ad altri colleghi per me il rischio del licenziamento è quasi nullo. Non percependo infatti alcun tipo di salario è chiaro che, a meno che non corrodo l’azienda, anche valendo, in una scala da  zero a dieci, 0.5, non è conveniente farmi fuori. Ma questi sono discorsi che probabilmente non faremo neanche in separata sede. Volevo parlarvi del mio ultimo fine settimana.

E’ venerdì, sono le 18 ed io sto uscendo dal lavoro. Squilla il cellulare: è Mariella, una coinquilina e collega, che mi chiama. Il fatto che se ne fosse andata da lavoro alle 17 e il fatto che non abbia mai ricevuto una sua chiamata nei mesi precedenti mi portano sin da subito a pensare che l’oggetto della telefonata non fosse il mio stato di salute. Non mi sono sbagliato: il lavandino si è ingorgato di acqua, e mi chiede di comprare una ventosa da qualche parte. Io non sapevo cosa fosse una ventosa, e ho faticato un po’. Poi l’ho trovata in un posto dove fanno tutto a un euro, anche se la ventosa costava un euro e cinquanta. La ventosa è l’elemento raffigurato qui sotto:

Non so perché mi innamorai da subito di questo oggetto. Lo collego a fumetti forse inesistenti e alla mia inettitudine.

Tornato contento a casa per questa new entry mi viene data subito l’opportunità di mettermi in azione. Il lavandino ha dei centimetri d’acqua che non riesce più a espellere, come se si fosse stufato dell’aria che tira nella vita.

Ho subito imparato a usare la ventosa. Una specie di stupro del lavandino. L’acqua pian piano si abbassava, dopo un certo periodo che se ne accumulava altra, di provenienza antica, visti i colori e i contenuti. Ma dopo 15 minuti era quasi del tutto sparita. Le coinquiline erano relativamente soddisfatte. Ma io sapevo che il giorno dopo i problemi si sarebbero ripresentati. Inoltre il 90 % dell’acqua che era andata via non era stata reimplementata dal lavandino ma era sparsa per tutto il bagno e nei miei vestiti. Di fatto è stato il lavandino a stuprarmi. L’efficienza quindi della ventosa si è potuta rivelare largamente insufficiente, si era pure sporcata, mentre la guardavo sembrava prendersi gioco di me, e suggerirmi maliziosamente ben altri usi sicuramente più efficienti, a sfondo autoerotico. Poco male comunque, pensai. I tre giorni seguenti avrei avuto casa libera e avrei tentato di aumentare l’efficienza dello strumento acquistato.

Quando mi alzo dal letto, sabato mattina, sono solo in casa. Iniziano i miei tre giorni solo in casa. Vado nel bagno e vedo che la situazione è triste. Il lavandino è saturo, come il giorno prima, e mi devo lavare la faccia e i denti nel bidè. Ma mi secco sistemare le cose, giusto il sabato. Pomeriggio stiro, per la prima volta. Cucina e vita la sperimento sempre quando sono solo in casa, non so perché, forse per pudore. Mentre stacco la presa del ferro da stiro un lampo bianco mi mette in stato di allerta. Ma non ci penso. Minuti dopo metto il cellulare in carica. Il cellulare non si carica: la presa, dove prima avevo messo il ferro da stiro, non funziona. Non funziona neanche l’altra presa della stanza. Non funziona più nessuna presa, nella casa. Mi metto le mani nei capelli e voglio morire.

Nel frattempo il bagno è diventato un cesso. Successivi tentativi di far rientrare l’acqua nel lavandino con la ventosa falliscono, l’acqua schizza dappertutto, sui muri, a terra, nella vasca e, ovviamente nei miei vestiti. L’odore di acqua putrida è palpabile. Se avessero visto il bagno, la donna delle pulizie si sarebbe dimessa e a mastro lindo sarebbero cresciuti i capelli. Inoltre è il mio primo sabato sera solo (escluso il primo sabato sera del mio arrivo), i miei amici sono tutti fuori. E’ una delle sere più tristi della mia vita, solo in una casa che si distrugge tra le mie mani.

Non perdendo comunque alcuna motivazione, mi alzo domenica mattina con l’intenzione di risolvere i problemi del lavandino. Con gli ultimi, vani, tentativi acquisisco la consapevolezza definitiva dell’inutilità della ventosa, quantomeno per gli scopi ufficiali per cui è stata creata, così vado al supermercato e, dopo circa un’ora, riesco a trovare un prodotto che potrebbe essere compatibile con i problemi che sto affrontando in casa. Un forte sgrassante dei lavandini, che dovrebbe sciogliere qualunque cosa. Dopo aver seguito le istruzioni e aver usato il prodotto, constato che il problema sembra definitivamente risolto. Mi sento soddisfatto, anche se a volte penso alle prese che non funzionano, avendo corticircuitato casa, e penso a ciò che mi attende nei prossimi giorni, e voglio morire.

Poi, purtroppo, ho un’ultima illuminazione. Prima che tornino i miei coinquilini, il martedì, vorrei pulire il bagno, che è in condizioni desolanti. Così prendo il mocio, lo bagno nell’acqua mescolata con un apposito prodotto e lavo, per la prima volta. Avendo schematizzato in mente questa tipologia di attività, tradizionale in qualunque casa, mi rendo conto che cola parecchia acqua a terra. Troppa. Infatti quando controllo, dopo circa trenta minuti che ho finito di lavare, non si è asciugato niente, a finestre spalancate. La situazione torna così nuovamente drammatica, ma io intanto esco, forse per dimenticare. Tornato qualche ora dopo, mi affaccio al bagno: il quadro è decisamente peggiorato: ci sono parecchi pozzetti in cui si concentra più acqua, a forma di cerchio, mentre ai bordi ci sono aloni di colore grigio. Maledico la mia idea di aver lavato a terra. Alle 23 di domenica rilavo a terra. Di nuovo controllo dopo 30 minuti e dopo un’ora, un’ora e mezza. Situazione identica.

Il lunedì mattina il bagno si è asciugato. A terra, infiniti aloni, che ripercorrono esattamente la direzionalità con cui ho passato il mocio. Il bagno sembra più sporco di quando decisi di pulirlo. Decido di comprare uno straccio e lavare con questo. Lo compro e lo passo nel bagno, evitando di passare qual mocio di merda. Unica direzionalità. In dieci minuti il bagno è pulito. E’ finita. Sarei soddisfatto adesso, se la mia casa non fosse in cortocircuito.

Fortunatamente, i miei coinquilini tornano la notte di martedì, mentre dormo, posticipando così di un giorno il momento della mia confessione, accuratamente preparato 24 ore prima.

Il mercoledì mattina, al lavoro, i miei coinquilini si lamentano della stranezza della casa, in cui ogni presa non funziona. La confessione. Leggo nei loro occhi la voglia di uccidermi.

Il mercoledì sera, quando torno, mi spiegano che si era attivato il salvavita. Bastava premere un pulsante e tutto sarebbe tornato come prima.

PS del 5 maggio 2012:

Sono andato in bagno, verso le 14 e 05, appena pulito dalla mia coinquilina.

Dopo averlo visto, mi sono reso conto che in realtà non ho mai pulito il bagno.

Una risposta a “4 maggio 2012: Un triste week-end

  1. Mi ha incuriosito il tuo racconto per via della ventosa,uno dei pochi amici che ho avuto è scomparso proprio a Bologna e faceva l’idraulico.Se per te può essere d’aiuto posso raccontarti che a me al servizio militare mi fecero pulire i bagni della camerata per punizione,il tenente al controllo ci si doveva specchiare dentro,non era mai soddisfatto,alle 18,00 li stavo finendo di pulire per la terza volta e l’unico vantaggio che ebbi, c’erano i gabinetti alla turca e con una pompa che sembrava quella dei pompieri, me la cavai alquanto.Cosa avevo fatto per essere punito?All’appello della mattina chiesero se qualcuno sapeva suonare qualcosa.Io alzai la mano e dissi:”Il campanello di casa”.Me la fecero pagare cara.Da quel giorno la lezione mi è servita mi sono guadagnato la stima dei superiori e dei commilitoni,sono le esperienze negative che aiutano a maturare.

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